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La nuova vita di Heidi

L’intenzione non era quella di prendere un terzo cane. O forse lo era, ma in maniera inconsapevole. Comunque sia non mi sarei mai aspettata di trovare lei. Che la sua scelta cadesse su di me. Perché che io scegliessi lei è stato evidente fin dal primo momento in cui ho visto un batuffolo di pelo bianco a chiazze grigie girarmi intorno e piegare la testolina di lato per ascoltare meglio la voce. La voce che da quel momento in poi l’avrebbe guidata.

Questa è la storia di Heidi. E Heidi è un simil pastore australiano non vedente. Dalla nascita. Non posso negare di aver sperato, adottandola, di poterle dare qualche possibilità di cura, ma queste speranze sono state stroncate subito dal veterinario oculista nel dirmi: «Se il suo cane non fosse un cane ma un bambino e lei la donna più ricca del mondo, non potrei comunque fare nulla per darle la vista».

E così è iniziata questa avventura, questa scoperta di come poter rendere il più possibile la sua vita semplice e serena. All’inizio molti hanno cercato di scoraggiarci dicendo che sarebbe stato difficilissimo, altri invece al contrario negavano qualsiasi difficoltà dicendo che sarebbe stato come convivere con un cane normodotato. Abbiamo ascoltato tutti (forse troppi!), ma pian piano la nostra vita insieme si stava già delineando spontaneamente. E Heidi imparava – e io con lei – alla velocità della luce: fare le scale, scoprire i giochi, convivere con gli altri due cani (perfette guide!), passeggiare… Ma non mi bastava. Avevo paura che le potessero mancare delle esperienze e da sola non ero certa di poterla aiutare al massimo.

E così abbiamo contattato un educatore della zona in cui abitiamo (la Val di Susa), Corrado Bianchi dell’asd Orme. Corrado non aveva mai avuto esperienza con cani ciechi, ma mi è piaciuto il modo in cui si è posto con noi, senza spacconaggine ma con la voglia di provare. E a Heidi lui è piaciuto fin da subito per cui… abbiamo iniziato. E dall’educazione di base (che ci è stata molto utile nella gestione delle situazioni quotidiane) da un anno siamo passati ad affrontare la sfida dell’agility! E ripeto spesso a Heidi che non è da tutti avere come conduttore in campo l’assistent coach della nazionale Agility Disc!

Lei non potrà mai gareggiare, di questo ne siamo consapevoli e non ha importanza. Quello che importa è che possa impegnarsi in uno sport che le ha permesso e continua a permetterle di superare le sue paure, di sfogarsi, di divertirsi seguendo la voce di Corrado e i miei incitamenti.

Heidi si muove nel buio ma da quel buio sente la voce e salta gli ostacoli, sale sulla palizzata, entra nel tunnel, percorre lo slalom… ed è felice. In quel buio da cui io temevo così tanto che non potesse provare le esperienze che può vivere ogni cane - perché magari relegata per mancanza di tempo da dedicarle prima che l’adottassi -, di esperienze ne ha sperimentate, ne sperimenta e ne continuerà a sperimentare molte: ha conosciuto la neve e ci ha corso in mezzo libera, si è rotolata sull’erba fresca dei prati (e diciamolo… anche nel fango e non solo!), ha camminato in mezzo ai boschi, ha nuotato in piscina, al mare, nel lago, passeggia in città, sale sull’auto e ora… corre nel campo di agility.

E questo dimostra come la disabilità – che pure in molti casi, può essere evitata, nei cani, con accoppiamenti consapevoli – possa essere accolta e compresa e quanti obiettivi si possono raggiungere se la fiducia dei nostri amici a quattrozampe è ben riposta.
Sara
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