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A cura di MARCO BELLAGAMBA 

 SAVANNAH

Un gattopardo domestico            

L’uomo, con l’idea di ottenere razze sempre nuove e diverse, è arrivato a far accoppiare specie simili tra loro: la razza Savannah è infatti derivata dall’incrocio tra il gatto domestico e il gattopardo africano (o Servalo).

 

Se siamo abituati all’aspetto e alla compagnia del gatto domestico, pochi di noi possono aver osservato dal vivo il Servalo (o Serval): si tratta di un felino dall’aspetto slanciato originario dell’Africa sub-sahariana, lungo circa 1,35 m, coda compresa. Il maschio adulto pesa fino a 18 Kg, mentre la femmina può raggiungere i 12 Kg. Questo "gattone” presenta i tratti tipici dei felini selvatici, tratti che il gatto domestico non ha conservato, come grandi orecchie e mantello maculato. Si ciba di piccoli mammiferi e di uccelli che riesce a catturare con i lunghi balzi che la sua struttura fisica gli permette di eseguire. Anche se in Africa qualcuno lo possiede e lo tratta come un animale domestico, il Servalo appartiene alla fauna selvatica.


Una storia recente
La capostipite della razza Savannah fu una gattina, chiamata appunto Savannah, che nacque il 7 Aprile 1986 da una gatta Siamese dell’allevatrice Judee Frank (allevatrice di Bengal, un’altra razza ottenuta per ibridazione) e da un Servalo maschio di proprietà di Suzi Woods. Di questo primo ibrido (F1, cioè di prima generazione) allora non si sapeva nulla, e quando la neonata gattina si dimostrò fertile le speranze di poter selezionare una nuova razza presero definitivamente forma. Non furono tuttavia né Suzi né Judee a tentare questa impresa ma Patrick Kelley che, letto un articolo di Suzi sulla nascita di una gattina figlia di un gatto domestico e di un Servalo, rimase affascinato dall’idea di poter creare una razza che avesse alcune caratteristiche proprie dei felini selvatici.

 

I Savannah di dimensioni maggiori appartengono alla prima generazione (F1, figli diretti di un Servalo), mentre gli F4 e F5 sono di solito un po’ più alti e lunghi di un normale gatto domestico.

 

Verso il riconoscimento
Patrick acquistò Savannah e si mise in cerca di un allevatore che lo aiutasse a portare avanti la nuova razza. Dopo qualche rifiuto riuscì a convincere Joyce Stroufe, e i due iniziarono una collaborazione che portò alla nascita dei primi ibridi F2 e F3 (cioè con il Servalo rispettivamente nonno e bisnonno) e alla stesura del primo standard di razza, che fu presentato alla TICA nel Febbraio del 1996. Joyce si dimostrò un’allevatrice appassionata, e per prima scoprì che i maschi di Savannah erano sterili fino alla quinta generazione (F5). Questa difficoltà comunque non la demoralizzò e nel 1997 riuscì a presentare, per la prima volta in assoluto, un esemplare di Savannah ad un’esposizione felina che si tenne a Westchester.

 


 

Potente e sofisticato
Se riuscirete ad accogliere nella vostra famiglia uno di questi rari gatti scoprirete quello che gli allevatori considerano il tratto più importante e peculiare di questa razza: il carattere. Il sangue del Serval fa sì che i Savannah siano molto attivi e reattivi, sempre attenti al mondo che li circonda, felici di interagire con i loro compagni umani. Se abituati da piccoli, possono perfino essere condotti al guinzaglio attraverso l’uso di una pettorina, anche se non dovremmo aspettarci da loro la stessa obbedienza di un cane perché saranno molto attratti dall’ambiente circostante, specialmente se a loro sconosciuto.

 I Savannah di solito adorano l’acqua, non sono gatti da grembo e dimostrano il loro affetto prendendo oggetti e persone a "testate”.

 

In casa o fuori?
Proprio a causa della loro curiosità e del loro istinto predatorio è assolutamente sconsigliato lasciare ad un Savannah libero accesso ad uno spazio privo di un confine molto ben delineato, questo perché il gatto potrebbe inseguire le sue prede (uccellini e farfalle ad esempio) e trovarsi rapidamente lontano da un luogo conosciuto. Se pensate poi che una recinzione in grado di fermare un altro gatto possa per lui essere un ostacolo significativo, vi state sbagliando: la struttura fisica di un Savannah gli consente di spiccare balzi notevoli. Meglio quindi abituarlo a vivere in casa e, se vorrete portarlo fuori, educarlo fin da cucciolo alla pettorina e al guinzaglio.

 

 

Quale pappa?

Il Savannah può essere cresciuto sia con una dieta a base di petfood che con del cibo fatto in casa, anche attraverso una dieta BARF (cioè una dieta composta da alimenti freschi e crudi). In caso scegliate una dieta casalinga, fatevi seguire dal vostro veterinario di fiducia perché, soprattutto nei primi anni di vita, la crescita dovrà essere supportata dai giusti nutrienti. Nel caso scegliate invece di rivolgervi al petfood, servite al vostro gatto solo cibo di alta qualità.

Le difficoltà di allevamento e la giovinezza di questa razza rendono il Savannah un gatto molto raro e costoso. La razza è attualmente riconosciuta soltanto dalla TICA.

 



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