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Il Norvegese
Il gatto delle foreste

 

 

 

ANGELICA D’AGLIANO
 
Freyja, divinità norrena della seduzione e della fertilità, capace di lacrime d’oro, soffriva di brucianti pene d’amore. Viaggiava per il mondo, disperata, alla ricerca del suo consorte Odur su un carro trainato da due grossi gatti dal pelo lungo e gli occhi magnetici.

Nel suo paese d’origine il Norvegese è conosciuto come Norsk Skogkatt, ma in molti lo chiamano semplicemente "gatto delle foreste norvegesi”. La storia di questo micio di struttura possente e pelo folto e lunghissimo si accompagna alle vicende del popolo dei vichinghi che si narra ospitasse nelle proprie case e nelle navi i gatti delle foreste affinché cacciassero i topi.

Kit anti topo
Sempre presso i vichinghi alle novelle coppie di sposi era usanza regalare cuccioli di gatti delle foreste: proprie per la loro destrezza nell’eliminare roditori, erano considerati una "dotazione” necessaria al buon finzionamento di qualsiasi casa.

Viaggiatori
I vichinghi non abbandonavano mai i loro mici, tanto che i gatti  viaggiavano insieme a loro perfino sulle navi: gli esperti credono che sia proprio questo il motivo per il quale oggi in Normandia e Usa possiamo trovare un gran numero di gatti semiselvatici a pelo lungo.
 
Per l’alimentazione è bene scegliere mangimi di alta qualità, che hanno la caratteristica di essere completamente bilanciati e studiati per fornire al nostro gatto tutti i nutrienti di cui ha bisogno nella giusta quantità.

Lince-gatto
Fin qui la leggenda. 
Se vogliamo risalire alle prime testimonianze storiche che riguardano più da vicino il Norvegese dobbiamo spostarci nella seconda metà del XVI secolo. Fu nel 1559, infatti, che il sacerdote e naturalista danese Peter Friis si occupò di classificare le linci norvegesi in tre classi: la lince-lupo, la lince-volpe e la lince-gatto.

A rischio scomparsa
Durante i secoli molte testimonianze storiche lasciate da pittori e poeti dimostrano come il Norvegese abbia continuato negli anni a stimolare l’immaginario di interi popoli. Negli anni Trenta del Novecento, tuttavia, la razza rischiò di scomparire, a causa di incroci coi gatti di casa, a pelo corto. Il Norsk Skogkatt diventa ufficialmente una razza nel settembre del 1972.

Amanti dell’acqua
Se lo si valuta per l’aspetto il Norvegese ha molte affinità con la lince: zampe lunghe, grossa taglia, criniera folta e fluente, ciuffi di pelo sulle orecchie. Come il suo cugino selvatico, sembra che anche il gatto delle foreste sia amante dell’acqua, tanto che molte leggende narrano di Skogkatt intenti a cacciare pesci nei ruscelli proprio come fanno le linci.
 
 


Piedi palmati
Il Norvegese è e resta un gattone affascinante, di struttura solida, piedi palmati (indispensabili per spostarsi sulla neve) e occhi verdi o verde-oro. Caratteristico il mantello, lucido, semilungo, con criniera e "pantaloncini”, morbido al tatto e dotato di un fitto sottopelo lanoso, che costituisce un’arma potente contro il freddo intenso delle foreste norvegesi.
 
Il peso nei maschi varia da 7 a 8 kg e nelle femmine intorno dai 3 ai 5,5 kg.
Per quanto riguarda il mantello, tutti i colori sono permessi incluse tutte le varietà con bianco.
Sono esclusi i disegni di tipo point (siamese), e i colori chocolate, lilac, cinnamon e fawn. 

Partecipe
Quanto al carattere, il Norvegese è un compagno per la vita. Nonostante la sua storia affondi nel mito e l’aspetto sia selvatico e imponente, questo gatto è capace di slanci di tenerezza davvero disarmanti nei confronti delle persone che gli sono vicine. 
Lo Skogkatt è un animale intelligente e profondamente partecipe nei confronti della vita della famiglia.

Colpi di spazzola
Per quanto riguarda la toelettatura, a dispetto del mantello sontuoso non ci sono indicazioni particolari da seguire. 
È buona norma tenere il pelo del nostro amico costantemente spazzolato, soprattutto nel periodo della  muta, ed evitare bagnetti troppo frequenti, che potrebbero compromettere la qualità della pelliccia.