L’Abissino e il Somalo 
I "gatti fratelli”

A cura di Maria Grazia Bregani - Presidente CIGAS


 

L’Abissino è uno dei gatti di razza più antichi: è annoverato infatti tra le venti "razze fondatrici”, quelle che vennero esibite pubblicamente alla prima esposizione felina mondiale al Crystal Palace di Londra nel 1871. La razza venne riconosciuta ufficialmente in Inghilterra nel 1882 e i primi standard furono stilati nel 1929. Il nome di questa razza deriva dal fatto che i primi esemplari – tra cui probabilmente anche il gatto che venne esposto al Crystal Palace – vennero importati in Inghilterra nel 1868 da militari britannici al loro rientro dalla guerra combattuta in Abissinia (l’odierna Etiopia). Vengono menzionati con questo nome, Abissini, fin dal 1872 in articoli di giornale che commentano l’esposizione al Crystal Palace.


Abissino è la razza che contende all’Egyptian Mau l’onore di essere la discendenza diretta dei gatti degli antichi Egizi adorati dai faraoni.
L’Abissino assomiglia molto alle raffigurazioni e sculture dei gatti dell’antico Egitto che ritraggono un felino elegante, muscoloso, dal bel collo arcuato, grandi orecchie e occhi a mandorla. La sua struttura scheletrica coincide inoltre con quella dei gatti mummificati ritrovati nelle antiche tombe egizie e ci sono notevoli somiglianze con alcuni gatti selvatici africani studiati nel corso del XIX secolo o presenti ancora oggi in questo continente.


Due cuori e una capanna
La storia del Somalo è strettamente intrecciata a quella dell’Abissino. Nel periodo tra le due guerre mondiali e soprattutto in seguito all’ultima, l’Abissino, come molte altre razze, corse il rischio di estinguersi. Per preservare la razza gli allevatori ricorsero ad incroci tra i pochissimi esemplari rimasti, ma utilizzarono probabilmente anche altri gatti.


Indesiderati
Iniziarono a comparire in cucciolate di Abissini anche cuccioli a pelo lungo che, nei primi anni, vennero trattati come un prodotto. In seguito l’interesse per questi ‘Abissini a pelo lungo’ crebbe negli anni finché, negli anni ’60, alcuni allevatori americani, sia negli Stati Uniti che in Canada, iniziarono un lavoro di selezione specifico su questi gatti. L’allevatrice statunitense Evelyn Mague coniò per l’Abissino ‘a pelo lungo’ il nome di Somalo (dalla zona contigua all’ex Abissinia) e si adoperò per diffondere questa nuova razza che venne riconosciuta dalla CFA nel 1979 e dalla FIFe, in europa, nel 1982.
Esattamente cent’anni dopo il riconoscimento dell’Abissino.


Accoppiamenti mirati… per la salute
L’Abissino/Somalo non è un gatto particolarmente fragile; non necessita quindi di cure e attenzioni particolari rispetto alle altre razze o ai gatti comuni. Come quasi tutti i gatti di razza, quindi selezionati, può soffrire di alcune malattie genetiche, che è però cura di un allevatore serio evitare grazie ad accoppiamenti mirati.


Niente bagni
Essendo un gatto a pelo corto, l’Abissino non necessita di cure particolari: una spazzolata con l’apposita spazzola (di gomma) una volta alla settimana è pienamente sufficiente. In sostituzione della spazzola si possono usare un panno di pelle di daino o le mani inumidite, da far scorrere nella direzione del pelo. Il gatto non necessita di essere lavato, a meno che non sia un gatto che deve essere portato in esposizione.
Il pelo più lungo del Somalo, particolarmente evidente su spalle, coda, pantaloni, richiede qualche cura in più. E’ sufficiente pettinarlo e spazzolarlo, usando il cardatore per sciogliere i pochi nodi che si possono formare, per avere un gatto in perfetta forma.


L’Abissino e il Somalo sono considerate "razze sorelle”, poiché il somalo altro non è che la variante a pelo lungo dell’abissino…


 

Tubolare
L’Abissino/Somalo è un gatto vorace, ma non deve essere fatto ingrassare. La sua naturale tendenza al movimento lo aiuta a mantenersi spontaneamente in forma: per questo motivo gli si deve offrire l’opportunità di muoversi, giocare e curiosare a suo piacimento. Per verificare la forma, basta prendere in braccio il gatto stendendone il corpo (o guardarlo dall’alto mentre è in piedi): la pancia non deve sporgere dalla linea ideale che congiunge spalle e anche; insomma, deve essere un gatto dal corpo tubolare. La dose giornaliera di cibo che si raccomanda per tutti i gatti della stessa taglia (due scatolette monodose al giorno o il corrispettivo in crocchette) è più che sufficiente anche per l’Abissino e il Somalo.


Liberi e felici
Contrariamente a quanto si trova spesso scritto, non è vero che l’Abissino/Somalo abbia bisogno di grandi spazi o di un giardino per essere felice. Se il gatto è nato e cresciuto in casa, questa sarà per lui uno spazio sufficiente.
È assolutamente necessario però lasciarlo libero di muoversi a suo piacimento: costringerlo in spazi angusti (o peggio gabbie), impedirgli di correre e saltare liberamente lo snaturerebbero e lo farebbero soffrire.


Vita di famiglia
Quello di cui questi gatti hanno realmente bisogno sono l’attenzione e l’affetto delle persone con cui vivono: per essere felici devono poter partecipare alla vita della famiglia, condividerne attività e spazi. Se non si può garantire questo, è meglio cercare un gatto di una razza più schiva e solitaria.

 

 

Un Abissino/Somalo sano, tenuto ed alimentato con cura, regolarmente vaccinato e controllato dal veterinario può cioè superare anche i 15 anni di età. Evitate di offrire sempre lo stesso tipo di cibo (soprattutto se è costituito da un unico alimento): il gatto potrebbe andare incontro a carenze alimentari.

 

 

Tante coccole
Questo gatto ha un carattere molto aperto e cordiale, non teme gli estranei e le novità. Per questo è particolarmente adatto a famiglie con bambini, con cui condivide volentieri il gioco. E’ un amico esigente per quanto riguarda le attenzioni: per essere felice deve potersi sentire a tutti gli effetti un membro della famiglia e richiede coccole e attenzioni.


Voce gentile
L’Abissino/Somalo convive facilmente con altri gatti o altri animali, a cui di norma si abitua senza problemi. Partecipa completamente alla vita familiare e ama fare le cose che facciamo noi, condividendo quindi sia i momenti di quiete che di attività. Non è un gatto particolarmente chiacchierone, anche se spesso usa vocalizzi apposta per comunicare con noi; ha una voce gentile ed emette un rumore particolare (come se tubasse) per esprimere il proprio buon umore. Fa spessissimo le fusa, che sono molto rumorose, dà testate e leccate di affetto, oltre ad amare particolarmente stare sulle spalle dei propri beniamini.


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