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Il gatto non mangia: è un sintomo preoccuarrpante, ma allo stesso tempo poco significativo dal punto di vista diagnostico, in quanto può essere la manifestazione di molte diverse malattie.

Innanzitutto bisogna capire se il gatto non mangia perché non ha appetito o non percepisce gli odori (in quel caso l’animale non manifesta alcun interesse per il cibo) oppure se la fame c’è, ma ogni volta che il nostro Micio tenta di afferrare l’alimento esita e rinuncia a mangiare; in questo secondo caso il problema è a livello della bocca ed è proprio questo uno dei principali sintomi della stomatite-gengivite cronica felina.


Urla di dolore

La stomatite-gengivite cronica felina è un’infiammazione cronica proliferativa che interessa gli archi glosso palatini e le gengive.

Il gatto colpito dalla malattia spesso manifesta un grosso fastidio alla prensione dell’alimento, tanto da arrivare a fare delle urla di dolore e allontanarsi dalla ciotola, continuando a muovere la bocca in maniera anomala; l’ipersalivazione, con scolo spesso anche misto a sangue, è frequente e spesso si nota che l’animale strofina il muso con la zampa, come per volersi togliere qualcosa dalla bocca.


Cure inutili

Non esiste una causa specifica per questa patologia: sono stati individuati molti fattori concomitanti, uno dei più frequenti è l’infezione dei virus Felv e/o FIV, i quali determinano un’immunosoppressione con predisposizione a infezione batterica cronica.

La terapia, purtroppo, rappresenta un problema serio, in quanto le cure mediche finora utilizzate si sono rivelate dei palliativi: l’uso di antibiotici per tempi prolungati e a dosaggi alti serve solo a tenere sotto controllo la carica batterica patogena distribuita sulle mucose del cavo orale e sulla superficie dei denti, ma a lungo andare si rivela inefficace.


Cortisone, no grazie

Per combattere la stomatite-gengivite cronica felina è comune l’utilizzo di antinfiammatori steroidei, ma in realtà si tratta di una scelta sconsigliabile: inizialmente infatti si ha un miglioramento evidente, ma poi nel tempo i dosaggi del farmaco vanno via via aumentati, senza contare che la terapia andrebbe protratta per tutta la vita dell’animale, esponendolo così ai numerosi effetti collaterali di questi farmaci, senza contare che il cortisone favorisce la proliferazione della placca batterica e aggrava i problemi parodontali già presenti.


Un rimedio risolutivo

Qualsiasi terapia (antinfiammatori non steroidei, disinfettanti orali a base di clorexidina, immunomodulatori, trattamenti chirurgici a base di laser e altro) non si è rivelata risolutiva; ad oggi l’unico intervento che garantisce il successo terapeutico consiste nell’estrazione di tutti i premolari e i molari, allo scopo di impedire l’accumulo dei germi patogeni della placca dentale che alimentano l’infiammazione sostenendo, inoltre, la sintomatologia acuta; non c’è un altro sistema per poter mantenere una corretta igiene orale nei soggetti affetti da questa patologia, inoltre solo così si evitano gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche che andrebbero fatte continuamente.


Una vita senza denti

Purtroppo questa pratica incontra la resistenza da parte dei proprietari, che ritengono l’intervento mutilante per il proprio animale senza rendersi conto che in realtà è l’unico che porta alla remissione della sintomatologia, fino alla guarigione completa.

Spesso la tendenza ad umanizzare i nostri amici ci induce a credere che essi possano avere i nostri stessi problemi; un uomo o una donna senza denti ci sembrano fortemente penalizzati, ma in realtà per l’animale bisogna fare un ragionamento diverso, pensando piuttosto che se ha un fastidio o un dolore che lo fa star male dobbiamo eliminarlo.

Senza denti il nostro amico supererà il problema e tornerà a vivere felice come se niente fosse, mangiando senza problemi… e non preoccupandosi di non avere un sorriso smagliante!




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