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 La FIP Felina
Un nemico mortale

 

La FIP è la Peritonite Infettiva Felina, una malattia molto grave causata da un virus, nello specifico un coronavirus, appartenente alla famiglia Coronaviridae. Si tratta di una malattia infettiva immuno-mediata che colpisce i gatti, ma anche i grandi felini, non trasmissibile agli altri animali né all’uomo.

A cura del Dott. Sergio Canello
Fondatore e Responsabile Dipartimento Ricerca e SviluppoSANYpet - FORZA10 Medico veterinario ed esperto internazionale in patologie di origine alimentare
Si tratta di una malattia infettiva immuno-mediata che colpisce i gatti, ma anche i grandi felini, non trasmessibile agli altri animali nè all'uomo 

Come si prende la FIP?
Nel 50% dei gatti il virus che scatena la FIP è normalmente presente a livello degli enterociti, che sono le cellule intestinali destinate all’assorbimento dei nutrienti. Per ragioni non del tutto chiare, il virus può subire una mutazione e diventare virulento, dando quindi la sintomatologia e portando l’animale a una prognosi infausta. La FIP, infatti, è tra le prime cause di morte nei gatti. La FIP viene trasmessa attraverso il contatto con la bocca di feci infettate. Per questo il gatto che vive in casa ne viene a contatto con minore frequenza e le probabilità di venire infettato diminuiscono. Vi sono gatti completamente sani, quelli con il virus attivo che manifestano i sintomi e i gatti con gli anticorpi e il virus presente nel loro organismo, ma "innocuo”.

Sintomi… di depressione
La sintomatologia della FIP ha due diverse forme. La prima è una forma principalmente vascolare (vasculopatia), si tratta dunque di una infiammazione a livello di tutti i vasi sanguigni che porta a morte certa entro circa due settimane. Il liquido infatti esce dai vasi infiammati, gonfiando l’addome, a livello toracico, con la possibilità di comprimere i polmoni. Ciò che il proprietario del gatto noterà sono delle difficoltà respiratorie, la perdita di peso, un atteggiamento "depresso” in cui il gatto non dorme e non mangia. 
 
Chi più frequentemente è soggetto a questa malattia sono i gattini, i gatti anziani e coloro che hanno un sistema immunitario debilitato. Si tratta quindi di soggetti più deboli e facilmente attaccabili dalla malattia.
 
Occhi giallastri
La seconda forma di definisce granulomatosa e coinvolge principalmente gli occhi e il sistema nervoso centrale. In questo caso l’aspettativa di vita è un po’ più lunga e il gatto può sopravvivere qualche mese se trattata in maniera adeguata. I sintomi sono: febbre cronica, perdita di peso, insufficienza renale, insufficienza epatica, inappetenza, letargia. Vi sono inoltre alcune evidenze a livello oculare, come la difficoltà a mettere a fuoco o l’assunzione di un colore giallastro dell’occhio e della palpebra. Anche i gatti con il virus "innocuo” possono manifestare qualche sintomo, generalmente forme enteriche lievi che portano a diarrea, senza che si manifesti la malattia.
 
Diagnosi difficile
Nonostante la gravità di questa malattia, la diagnosi per il veterinario è molto difficile perché i segni clinici prima elencati sono sintomi comuni che compaiono anche in conseguenza di altri problemi di salute. Ciò che il veterinario può fare e fa è mettere insieme una serie di informazioni, che sommano la concentrazione degli anticorpi, le alterazioni delle analisi del sangue, la storia clinica del gatto (i problemi di salute che ha avuto nella sua vita), i sintomi evidenti (inappetenza, anoressia, letargia, poco movimento) e lo stile di vita, ovvero se il gatto vive in colonie o gattili, ha accesso all’ambiente esterno.

È attestata una predisposizione se il soggetto è FIV o FELV positivo. La FIV è "l’AIDS dei gatti”, mentre la FELV è la leucemia felina, che colpisce il midollo dove vengono prodotte le cellule del sangue e quelle deputate alla difesa dell’organismo.

Prevenzione e alimentazione
Un vaccino contro la FIP ancora non esiste e molte dinamiche legate a questa malattia, tra cui la stessa trasmissione, sono ancora in fase di discussione e di studio. Un gatto con FIP confermata viene virtualmente considerato morto, tuttavia alcuni gatti con segni clinici più leggeri possono sopravvivere per molti mesi. La stima di vita, infatti, è una media e non è dunque un dato da prendere come verificato, scientifico. Il dibattito è dunque aperto. L’azione migliore che si può intraprendere è la prevenzione. Innanzitutto mantenendo il gatto in perfetta salute, vaccinandolo, evitando altre malattie che lo debilitino e garantendogli una nutrizione che lo mantenga in perfetta forma psico-fisica.
 
Sistema immunitario
Alcuni veterinari prescrivono degli immuno-modulatori ai soggetti debilitati, in modo tale da cercare di ripristinare la funzionalità compromessa del sistema immunitario. Il sistema immunitario è il quartier generale del nostro organismo ed è continuamente sotto attacco da virus, parassiti e batteri ma anche sostanze chimiche e farmacologiche che alterano profondamente le sue funzioni, provocando molteplici danni alla salute. Processi infiammatori acuti o ricorrenti, espressione del naturale sistema difensivo che consente di eliminare gli inquinanti chimici e farmacologici con cui viene a contatto, e reazioni allergiche, risposte alterate del sistema immunitario.
 
Convivenza tra gatti domestici
Introdurre un altro gatto con gatto precedente morto per FIP, può essere rischioso. È necessario quindi non prenderlo prima di tre mesi per evitare che venga in contatto con il virus e pulire accuratamente la lettiera. Se ci sono però altri gatti che hanno convissuto con quello deceduto, probabilmente anche loro hanno la FIP, anche se non è attiva, quindi bisogna farli defecare all’esterno. Sotterrando le feci in giardino si fa sì che il virus viva meno tempo e venga smaltito

Il Centro Ricerca e Sviluppo SANYpet ha identificato il principale fattore che destabilizza il sistema immunitario: si tratta dell’ossitetraciclina, un antibiotico storicamente utilizzato negli allevamenti intensivi i cui residui tossici permangono nel grasso e nell’osso di polli e tacchini, parti utilizzate per la realizzazione delle farine utilizzate nelle crocchette. Sulla base di questa scoperta sono state realizzate delle formule alimentari che permettono di riportare in equilibrio l’organismo sia nella grande maggioranza delle reazioni infiammatorie sia nelle patologie autoimmuni più frequenti, rifiutando le carni da allevamento intensivo e scegliendo il pesce pescato in mare, con il ripristino del corretto rapporto fra Omega3 e Omega6 e l’inserimento di un pool di specifiche sostanze botaniche..


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