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La gattaiola 
 
 
A cura di ROBERTO ALLEGRI

Si sa, i gatti cambiano spesso idea. Da questo punto di vista assomigliano molto alle dive del cinema così come le dipingono i rotocalchi rosa: capricciose e perennemente indecise.

Il micio, ad esempio, dimostra all’improvviso di non gradire più una certa marca di cibo, la stessa di cui è andato matto per anni. Allora, il suo padrone fa i salti mortali per scovare un’altra pappa che stavolta sia di suo gusto. La trova, il gatto la mangia per un paio di volte dopo di che si stufa. E ritorna a preferire la marca precedente.


Cose del genere capitano di continuo e chiunque viva con un micio lo può testi-moniare.

Altro esempio, il voler uscire di casa. L’abitazione ideale di un gatto non dovrebbe avere porte, or-mai si è capito. Le porte lo infastidiscono. Basta che siano chiuse e lui le vuole aperte per poter uscire in giardino. Lo si accontenta, si richiude l’uscio ed ecco che il micio miagola dispe-rato perché vuole entrare. Gli si apre di nuovo e dopo pochi istanti, lui vuole tornare all’aperto. Insom-ma, roba da far perdere la pazienza ad un santo.

Fortunatamente che, alme-no in questo caso, hanno inventato la gattaiola, quello sportellino che si installa sui vetri o sulla porta di casa e permette al micio di entrare e uscire a suo piacimento. E’ una pensata davvero geniale. Funziona in maniera molto semplice: il gatto la apre con una leggera spinta del muso o delle zampe e poi si chiude automaticamente al passaggio dell’animale.

Ce ne sono di tutti i tipi, colorate o trasparenti, con o senza serratura, simili al legno della porta, con molla o calamita, resistenti all’a-cqua, con o senza garanzia e addirittura con un codice: il micio porta sul collare una sorta di chiave magnetica che sblocca la porticina quando si avvicina.

Una soluzione a molti problemi, soprattutto al fatto che il micio impaziente spesso si sfoga graffiando la porta e quello nottambulo miagola invece nel cuore della notte perché vuole uscire di casa con il buio.  


Chi ha inventato la gattaiola?

Non si direbbe, ma fu l’idea di uno dei cervelli più importanti della storia.

Fu infatti Sir Isaac Newton, considerato lo scopritore della legge di gravità, a costruire per primo la porticina per i gatti. Il matematico inglese, vissuto tra il 1642 e il 1727, possedeva una gatta a cui era molto affezionato e non c’era nulla che non avreb-be fatto per lei. In quel periodo, lo scienziato stava effettuando una serie di esperimenti sulla luce. Lavorava in un attico che aveva una sola finestra dalla quale entrava la luce necessaria. Newton chiudeva spesso quella finestra perché, per l’esperimento, aveva bisogno anche del buio ma dalla porta entrava sempre luce. Era infatti costretto a lasciarla socchiusa perché la gatta adorava entrare e uscire dallo studio. Se Newton la chiudeva fuori, lei miagolava per entrare.

E se la chiudeva con sé all’interno della stanza, subito chiedeva di poter uscire.

Insomma, le stesse cose che fanno oggi i gatti a oltre 300 anni di distanza.

Per risolvere il problema, Newton ebbe l’idea di fare un buco nella porta, mettendoci davanti uno sportellino in modo che la gatta potesse muoversi dentro e fuori a piacimento. Lo scienziato era così felice del fatto che la gatta utilizzasse la sua porticina che, quando lei mise al mondo dei cuccioli, fece altre piccole porticine accanto a quella grande.Non importava se poi i gattini avrebbero usato lo stesso passaggio della loro mamma: il pensiero che ognuno dei suoi mici avesse una sua entrata personale riempiva Newton di soddisfazione.



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