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ANGELICA D'AGLIANO

Il gatto. Da sempre amato, temuto, rispettato. Si calcola che al giorno d’oggi in Italia vi sia qualcosa come cinquanta razze diverse di mici (senza contare i comuni gatti di casa), che vivono per lo più in famiglia e in colonie più o meno numerose. Il gatto, tuttavia, può essere un compagno ideale anche per persone anziane...

 

Facili da curare...

Il primo motivo è dovuto alla facilitĂ  di gestione di questi animali. A differenza dei cani non hanno bisogno di essere portati fuori e al contempo sono estremamente puliti. Il carattere indipendente dei felini domestici, inoltre, offre alcuni indubbi vantaggi; se da una parte li rende misteriosi ed enigmatici, dall’altra fa sĂŹ che non ci sia bisogno di alcuna educazione per avere al proprio fianco un compagno equilibrato e sicuro di sé.

 

 ...tutti da coccolare!

Per le proprie caratteristiche etologiche, il gatto è portato a vedere nel suo compagno umano un sostituto della madre, vale a dire un individuo capace di fornire cure e protezione. Per questo il gatto costituisce un’ottima spinta motivazionale per una persona anziana.
Come descrive fin troppo bene un attempato ospite di una casa di riposo in Toscana, a pochi passi da Lucca: "un gatto riesce a farti sentire utile.
Quando apri gli occhi al mattino sai che c’è qualcuno che ti aspetta, che ha bisogno di una ciotola di buon cibo fresco, di acqua pulita e di tante coccole.
È una ragione per non mollare e un motivo di felicità”.

 

 

La possibilità di creare dei legami capaci di migliorare la vita degli anziani e animali domestici è un orizzonte tutto da esplorare, anche alla luce di come sta cambiando la popolazione italiana. Se infatti si avvereranno le previsioni Istat, nei prossimi decenni avremo a che fare con una società sempre meno giovane. Tanto per dare uno sguardo ai dati "nel lungo periodo arriveremo a una popolazione che sarà composta per il 34,4 per cento di over 65enni e soltanto per l’11,4 per cento da giovani fino a 14 anni di età. In questo quadro, l’indice di vecchiaia, che misura appunto il rapporto numerico tra anziani e giovani, crescerà costantemente, passando da 127 anziani per 100 giovani nel 2000, a 146 nel 2010, a 242 nel 2030 ed alla riguardevole cifra di 301 nel 2050. Tutto ciò sarà dovuto alla minore numerosità delle generazioni più giovani e ancor più al sensibile aumento della sopravvivenza alle età anziane”.

  

Toccasana

E che i gatti (ma anche gli animali da compagnia in genere) siano degli alleati preziosi per la nostra salute fisica e psichica è ormai un dato di fatto.
Il loro benefico effetto è talmente conclamato che negli ultimi trent’anni sono sempre di più le strutture che utilizzano i pet nei loro programmi terapeutici.

In particolare, il mondo scientifico ha ormai assodato come la pet therapy, in primis le terapie assistite con ausilio di animali (AAT), abbiano effetti positivi nel ridurre la depressione e in generale migliorare lo stato d’umore e nell’aumentare l’interazione sociale negli anziani ospiti in case di cura, che si trovano spesso a essere soli, privi di affetti e restii ad avere rapporti interpersonali.

 

 

Il termine Pet Therapy, spesso impropriamente usato, fu coniato nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson per descrivere l’uso di animali da compagnia nella cura di malattie psichiatriche. Levinson aveva infatti osservato come la presenza del proprio cane Jingles alle sedute con pazienti pediatrici facilitasse l’instaurarsi di un rapporto empatico e spontaneo che altrimenti non sarebbe stato possibile, date le gravi difficoltà di relazione e di comunicazione interpersonale dei pazienti. In altre parole, Jingles aveva la capacità di "sciogliere il ghiaccio”, che poi non è altro che la chiave dell’efficacia terapeutica del partner animale. Nel 1981 anche Samuel ed Elizabeth Corson si interessarono di applicare la Pet therapy questa volta ad adulti con problemi psichiatrici e ad anziani ricoverati in ospedali geriatrici.


 

PiĂš vivi piĂš a lungo

Ma non finisce qui. Studi scientifici condotti su pazienti colpiti da infarto hanno evidenziato che la presenza di un animale da compagnia aumenta le capacitĂ  di sopravvivenza.
In alcune particolari malattie la presenza di un compagno a quattro zampe può stimolare il comportamento sociale e la capacità di interazione dei pazienti. In questi casi il gatto è ideale come co-terapista per il suo carattere indipendente e per la sua facilità di adattamento. Lo si predilige nei casi di persone che vivono sole e che, a causa della patologia o dell’età, non sono agevolate negli spostamenti.

 

L’utilizzo di animali da compagnia ai fini di Pet Therapy” è stato riconosciuto come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003.




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