ANGELICA D'AGLIANO

Questa guida non dovrebbe mai essere usata. Questa guida, in una paese civile, non dovrebbe nemmeno esistere. Eppure noi la pubblichiamo, con la speranza che si riveli del tutto superflua, o che, nella peggiore delle ipotesi, serva a salvare delle vite.


 

La maggior parte dei casi di intossicazione nel cane e nel gatto è dovuta ai cosiddetti bocconi avvelenati.
Ciò avviene per due motivi principali. Primo, le sostanze tossiche più comunemente usate per uccidere gli animali odorano poco o sono addirittura inodori e insapori: per questo esse possono essere facilmente camuffate o amalgamate con cibi appetibili e gustosi per i nostri amici come i salumi o pezzi di carne di vario genere e tipo.

Assaggiatori

In secondo luogo, cani e gatti sono molto esposti al rischio avvelenamento per la loro natura vorace e al contempo curiosa.
I cani prima di tutto, e soprattutto se lasciati liberi di girovagare dove preferiscono, sono dei vivaci "assaggiatori”, e non perdono occasione di sperimentare odori e sapori nuovi, a maggior ragione se si tratta di bocconi dall’aspetto e dall’odore invitante. Nemmeno il gatto si salva, da questo punto di vista, considerata anche la sua natura maggiormente indipendente e le lunghe assenze da casa che si concede spesso e volentieri.

 

I sintomi più comuni

Stricnina:

rigidità muscolare, convulsioni devastanti e improvvise, sensibilità enormemente aumentata rispetto agli stimoli esterni, tetania dei muscoli respiratori, morte per asfissia.

Veleni che agiscono sul sistema nervoso:

dai 30 minuti alle 2 ore dopo l’ingestione compaiono irrigidimento degli arti, incapacità di mantenersi in piedi, respiro difficoltoso e convulsioni. Possono esserci vomito e (raramente) diarrea.

Veleni che impediscono la coagulazione del sangue:

sono i più lenti ad agire e anche i più subdoli. Dopo qualche giorno dall’ingestione compaiono emorragie che, se interne, danno pallore delle mucose, respirazione difficile, grave stato di prostrazione. Possono esserci emorragie nasali ma non c’è mai vomito.

Veleni tossici sul sistema gastro-intestinale:

vomito e diarrea, anche con sangue, con dolore addominale.


Preveniamo 

La prima arma che abbiamo a disposizione per combattere il rischio avvelenamenti è senz’altro la prevenzione. In questo frangente, per il nostro cane possiamo fare davvero molte cose utili. Ad esempio, se in casa nostra abbiamo un cucciolo, abituiamolo a mangiare solo dopo aver ricevuto l’ordine ("mangia!”), anche se la ciotola si trova di fronte a lui e il nostro amico ha tanta, tanta fame. Questa misura, che può apparire eccessiva e anche un po’ crudele, in realtà può rivelarsi un prezioso salvavita. Se il nostro amico invece è già adulto, la situazione si fa più complessa. Certo, molti cani imparano il comando "mangia!” anche da grandicelli, ma è pur sempre possibile che Fido non riesca a trattenersi di fronte alla tentazione di un gustoso pezzo di prosciutto abbandonato in una siepe o in un prato. In quel caso la museruola si rivela l’unica ancora di salvezza.

A spasso, ma sazi!

I gatti sono più difficili da gestire: la loro natura fa sì che rispondano solo a comandi semplici e soprattutto subordinati a un qualche vantaggio che credono di ricevere in cambio. Per questo la cosa migliore da fare è cercare di fare in modo che escano il meno possibile, e sempre dopo un lauto pasto che sia stato di loro gradimento. Una volta a pancia piena i mici sono molto più schizzinosi nei confronti delle cose che trovano per strada.

La stricnina è uno dei veleni più tristemente noti tra i padroni di animali: le convulsioni devastanti che provoca sono in grado di uccidere in pochi minuti. Diserbanti, pesticidi e insetticidi sono responsabili molto spesso di sintomi neurologici come tremori, crisi epilettiche, perdita di coscienza. I topicidi causano un deficit generale della coagulazione, nel giro di qualche giorno portano emorragie generalizzate che possono uccidere l’animale.

 

 

Se il danno è fatto 

Le sostanze nocive che insidiano i nostri amici sono molte. Di conseguenza gli avvelenamenti non sono tutti uguali. Alcuni composti hanno un effetto locale, col loro potere caustico o irritante, cioè, fanno danno presso la sede di introduzione (bocca, naso, a volte anche gli occhi). In quel caso si notano ulcere, arrossamenti, starnuti continui, ipersalivazione, tosse, sintomi di soffocamento.
Altre sostanze, forse le più pericolose, invece, entrano nell’organismo del tutto indisturbate attraverso l’ingestione e lì esercitano il loro potenziale tossico.
Lo spettro d’azione è vasto e va da sintomi neurologici (tremori, convulsioni, perdita di coscienza); generalizzati e quasi sempre letali;   emorragici.
Vomito sì, vomito no.
In caso di avvelenamento esistono molti pareri discordanti circa l’opportunità di indurre il vomito nell’animale.
È infatti indubbio che in certi casi il vomito, soprattutto se provocato in maniera tempestiva, può essere molto utile, addirittura un salvavita.Si prenda ad esempio la stricnina: una volta entrata in circolo, è quasi sempre letale. In questo caso il vomito, indotto immediatamente, può essere la sola possibilità di salvezza. Ma ci sono anche dei casi in cui far vomitare il proprio amico significa peggiorare la situazione, come ad esempio può essere se si è verificata ingestione di prodotti caustici o se l’animale è incosciente. Se non siamo assolutamente sicuri di quello che facciamo, è meglio dunque attendere l’intervento di un medico veterinario.

 

In caso di avvelenamento la prima cosa da fare è non perdere la calma e chiamare immediatamente il veterinario. In molti casi, infatti, un intervento tempestivo può salvare il nostro amico. I veleni più comuni sono sostanze che possono essere reperite tranquillamente in commercio: insetticidi, diserbanti, pesticidi, topicidi.


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