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 LA LEISHMANIOSI CANINA
Una malattia infettiva e un parassita subdolo da conoscere… e combattere

 

A cura della Dott.ssa
FEDERICA MICANTI
Medico Veterinario

La Leishmaniosi è una malattia che colpisce prevalentemente il cane (ma che può manifestarsi, raramente, nel gatto e anche nell’uomo), provocata dal protozoo Leishmania infantum, un microrganismo che viene trasmesso grazie ad un insetto vettore, il flebotomo.

 

Fino a poco tempo fa la Leishmaniosi era diffusa solamente nel Centro e nel Sud Italia, ora invece sta prendendo piede anche al Nord e nelle zone cittadine, considerate fino a poco tempo fa non a rischio. All’infezione non segue matematicamente la malattia, inoltre la patologia stessa può manifestarsi anche diverso tempo dopo il contagio.


Vecchiaia precoce
La sintomatologia è piuttosto variegata, a volte anche assente. A carico della cute si può avere una modificazione del pelo, che può ingrigire e diradarsi soprattutto intorno alle orecchie, alle labbra e agli occhi che sembrano quasi "cerchiati” (comunemente si dice che il soggetto ha l’aspetto di un cane anziano, anche se giovane d’età). Può anche essere presente una dermatite diffusa, con presenza di forfora, oppure di ulcerazioni.

Unghie a grifone
Le unghie possono crescere in maniera irregolare e abnorme, per questo motivo si parla di "unghie a grifone”. Spesso appare evidente una congiuntivite e non sono rare le emorragie dal naso. Quasi sempre si ha un marcato aumento del volume dei linfonodi, eventualmente anche dimagrimento accompagnato da un facile affaticamento dell’animale. A tutta questa gamma di sintomi si possono aggiungere anche problemi articolari, renali e oculari più gravi.

 

La sintomatologia è variegata, a volte anche assente.

 

Test rapidi... e non
Attraverso un prelievo di sangue, che sarà successivamente inviato ad un laboratorio, il veterinario potrà svelare se l’animale è positivo ed eventualmente il grado di positività. Esistono test rapidi da effettuare in ambulatorio, che tuttavia dicono solamente se il cane è positivo o meno e non sempre sono attendibili. Se il titolo anticorpale supera una certa soglia è necessario effettuare un prelievo dal linfonodo aumentato di volume ("ago aspirato”), grazie al quale è possibile verificare, attraverso un microscopio ottico, la presenza di leishmanie.

 

Indagini collaterali
Questi test servono per sapere se l’animale è stato infettato e non svelano da soli lo "stato della malattia”: per questo essi da soli non sono sufficienti per giustificare eventuali terapie d’attacco.
In caso di positività occorre dunque fare altre indagini collaterali, come la cosiddetta "elettroforesi delle proteine” che consente di avere un’idea della situazione delle proteine del sangue, che in corso di Leishmaniosi presentano delle caratteristiche più o meno peculiari.

Profilo metabolico
In secondo luogo è consigliabile effettuare un profilo metabolico, con particolare attenzione alla funzionalità renale che in corso di malattia può essere compromessa. Infine se il veterinario curante lo ritiene opportuno può eseguire anche test di ricerca di altre malattie, come quelle trasmesse da zecche, che, se presenti contemporaneamente alla Leishmaniosi, possono aggravare il quadro clinico o renderlo decisamente più complesso.

 

Il soggetto colpito da Leishmaniosi ha l’aspetto di un cane anziano, anche se giovane d’età.

 

La giusta terapia
Una volta accertata la malattia il passo successivo è la scelta della terapia idonea. Al giorno d’oggi non sono state trovate terapie migliori di quella considerata "classica”, che prevede l’utilizzo dell’antimoniato di metil-glucamina, ad un dosaggio che varia dai 75 ai 100 mg/kg, da somministrare per via sottocutanea, dapprima per un mese consecutivo, successivamente a cicli annuali, associato ad un’altra sostanza, l’allopurinolo, al dosaggio di 10-20 mg/kg per bocca due volte al giorno per tutta la vita dell’animale. Le due molecole agiscono in sinergia per cercare di uccidere il protozoo e per impedirne l’ulteriore moltiplicazione nell’organismo.

Cure a vita
Il dosaggio dell’antimoniato è un argomento molto dibattuto, recenti studi affermano che se esso è inferiore ai 100 mg/kg non ha alcun effetto, nella realtà il dosaggio stesso non è standard e va calibrato in base al soggetto, al suo stato di salute (principalmente per quel che riguarda la funzionalità renale) e alla sua risposta individuale. La terapia, che purtroppo va protratta per tutta la vita dell’animale, può comportare la remissione della sintomatologia (sempre ammesso che il sistema immunitario del cane inizi a lavorare con la competenza necessaria), ma non la negativizzazione del soggetto, che rimarrà per tutta la vita portatore di questi protozoi. L’antimoniato inoltre presenta molti effetti collaterali, primo fra tutti il danno renale.

 

All’infezione non segue matematicamente la malattia, infatti il cane si ammala solo se il suo sistema immunitario non risponde in maniera idonea.

 

Prevenzione
In commercio esiste un vaccino che può somministrare il veterinario, il primo anno per tre volte di seguito, dal secondo anno una volta sola. Sul mercato si trovano anche collari e fialette spot-on da mettere tra le scapole, con azione repellente nei confronti dei flebotomi. Nelle zone più a rischio sarebbe buona norma far dormire i cani al chiuso (infatti queste zanzare del tutto particolari entrano in azione al crepuscolo). Anche la lotta agli insetti vettori non è di facile attuazione. Nelle zone endemiche è consigliabile far testare periodicamente i cani, anche se in precedenza sono risultati negativi, per svelare eventuali infezioni e, se necessario, agire tempestivamente.



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