Bocconi avvelenati

A cura della Dott.ssa SILVIA DIODATI - Medico Veterinario


Questo tipo di avvelenamento avviene per ingestione delle esche che si usano per combattere i roditori, soprattutto nelle zone di campagna. Alcune volte, infatti, queste esche vengono sistemante in zone accessibili anche ai nostri amici a quattro zampe che le ingeriscono anche in quantità notevoli.


Vedere cani che hanno ingerito dei bocconi avvelenati è piuttosto frequente nella pratica della medicina veterinaria sugli animali da compagnia perché le esche avvelenate contro i topi e i ratti vengono commercializzate come prodotti da banco e vengono ampiamente utilizzati negli ambienti domestici.


Come accorgersene

Un animale che ha ingerito queste sostanze potrà presentare degli ematomi nelle parti più basse del corpo, le mucose potranno apparire pallide, qualora venisse praticato un prelievo di sangue, nel sito di puntura dell’ago, si potrà formare un ematoma e la coagulazione si potrà presentare molto rallentata, l’animale si presenterà depresso e letargico.

In questo tipo di avvelenamento è facile trovare del sangue libero sia nella cavità toracica che in quella addominale, mentre è meno frequente la presenza di emorragie a livello del tratto gastroenterico e dell’apparato urinario; si possono riscontrare anche emorragie a livello sottocutaneo e intramuscolare.


Per quanto riguarda gli esami di laboratorio, il riscontro di un tempo di coagulazione attivata superiore a 150 secondi è indice di un’alterazione della coagulazione; nel caso di avvelenamento con anticoagulanti sarà importante monitorizzare anche altri due paramentri della coagulazione come il tempo di protrombina (PT) e quello di tromboplastina parziale (PPT): se anche questi due valori risultassero molto elevati, il sospetto diagnostico di avvelenamento da anticoagulanti sarebbe ulteriormente avvalorato.

 

 

 

L’assunzione di piccole dosi del composto tossico ripetuta per più giorni, risulta più dannosa dell’ingestione di una singola dose, per quanto elevata.


 

Terapia farmacologia

Il farmaco utilizzato in questo tipo di avvelenamento è costituito dalla vitamina k1che va somministrata per un periodo che può arrivare anche alle sei settimane, a seconda della gravità e del tipo di rodenticida utilizzato. La disponibilità di vitamina k1 può essere ulteriormente aumentata se nella dieta vengono integrate sostanze particolarmente ricche di grasso. Chiaramente, nei soggetti con emorragie abbondanti in atto e già particolarmente debilitati, sarà necessario praticare una trasfusione di sangue intero o plasma.

Se l’animale supera le prime 48 ore di coagulopatia acuta, la prognosi migliora notevolmente. Sempre in queste prime fasi sarà opportuno che l’animale venga confinato in gabbia o in un ambiente chiuso, perché ogni movimento potrebbe favorire la comparsa di una nuova emorragia.

Una volta sospesa la cura, sarà opportuno tenere sotto controllo il nostro amico con controlli del sangue per la determinazione dei fattori della coagulazione fino ad almeno una settimana dopo.


Come agisce?

Gli anticoagulanti, una volta esauriti i fattori della coagulazione normalmente presenti nell’organismo, ne impediscono la formazione di nuovi, ostacolando la normale coagulazione del sangue (coagulopatia): in questo modo si producono numerose emorragie all’interno e all’esterno dell’organismo, sia in seguito anche a traumi lievi ed in modo spontaneo.

I rodenticidi anticoagulanti agiscono inibendo un enzima che rende attiva la VITAMINA K1, fondamentale per la formazione di numerosi fattori della coagulazione. In caso contrario, questi fattori non si attivano e non riescono a formare il coagulo.




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