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Con la coda tra le zampe

 

Quando il mondo esterno fa paura

 

 

A cura di ANGELICA D’AGLIANO

 

La passeggiata e i momenti all’aria aperta dovrebbero essere tra le esperienze più piacevoli, sia per noi sia per il nostro amico a quattro zampe. Sembra incredibile, eppure a volte questo non succede.

Anziché mostrarsi felice di uscire, in certi casi può succedere che Fido si "impunti”, si rifiuti di camminare e, una volta fuori, non veda l’ora di rientrare a casa. Abbiamo insomma l’impressione che il nostro beniamino sia preda di una inspiegabile diffidenza, se non una vera e propria fobia, nei confronti del mondo esterno.


Un comportamento inspiegabile

Perché succede questo? Passeggiare, uscire, fare nuove esperienze, incontrare altre persone e animali, sempre ovviamente in un clima positivo, costruttivo, divertente e rilassante, non sono forse tra le cose maggiormente consigliate anche dagli esperti? Perché il mondo esterno, per certi cani, rischia di profilarsi come un universo ostile e minaccioso, che non vale la pena esplorare? E come possiamo aiutare il nostro beniamino a superare questa situazione?

 

Quando un cane rifiuta di mettere il naso (e le zampe!) fuori di casa i motivi possono essere legati a una routine ormai appresa e interiorizzata oppure una vera e propria paura nei confronti del mondo esterno.


Paura incontrollata

Anzitutto possiamo dire che, soprattutto se siamo cinofili alle prime armi, quando si manifestano problemi di questo tipo, la cosa migliore da fare è affidarsi all’aiuto di personale specializzato, che potrà suggerirci un percorso e darci gli strumenti per affrontare il problema. Questo perché, ovviamente, ogni cane è un individuo a sé, con la sua storia, il suo percorso, la sua intelligenza, il suo bagaglio di esperienze e i suoi sentimenti. In linea più generale, si può dire che quando un cane rifiuta di mettere il naso (e le zampe!) fuori di casa i motivi possono essere legati a una routine ormai appresa e interiorizzata, per la quale il nostro amico non sente alcun bisogno di "vedere cosa c’è là fuori”, oppure una vera e propria paura nei confronti del mondo esterno. Spesso, questi due aspetti sono strettamente intrecciati tra di loro.

 

 

Un periodo cruciale

Spesso, gli atteggiamenti di diffidenza e di timore sono presenti in cani non correttamente socializzati, che quindi non hanno imparato a riconoscere e percepire come positive le esperienze e gli input che arrivano dal mondo esterno. In effetti, quello della socializzazione è un periodo cruciale per lo sviluppo del cane. Viene definito "periodo” proprio perché ha una durata ben precisa (dall’ottava alla dodicesima settimana di vita). In questo lasso di tempo il cucciolo è una vera e propria spugna ed è questo il momento in cui si farà un’idea molto precisa di ciò che è "buono” e ciò che è "cattivo”.

 

A coda alta

Questa personale "classifica” sarà il bagaglio di conoscenze che il cucciolo porterà con sé per tutta la vita. Per questo, se riusciamo a fargli sperimentare in modo piacevole e positivo una grande varietà di ambienti, persone, animali, se avremo modo di fargli fare esperienze gratificanti al di fuori dell’ambiente domestico, allora avremo con noi un cane capace di affrontare "a coda alta” il mondo esterno. Un cane privato di queste esperienze o che magari ha vissuto episodi traumatici durante questo delicato periodo facilmente manifesterà problemi di diffidenza se non addirittura fobie, una volta adulto.


Parola d’ordine: divertimento

Aiutare cani con questo vissuto alle spalle di certo non è impossibile e si può fare davvero molto per loro (i cani irrecuperabili sono pochissimi).

Tuttavia sono necessarie costanza e pazienza. La prima cosa da fare è cercare di costruire un rapporto di fiducia e di stima. Il nostro amico deve vedere in noi una figura di riferimento, una guida con cui sentirsi al sicuro e con la quale è possibile "fare cose” e soprattutto divertirsi. È molto importante che le esperienze all’esterno siano piacevoli e divertenti. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma ciò che sembra piacevole per noi, come una breve passeggiata fuori, rischia di essere traumatico per il nostro amico, che, magari, si trova a dover camminare al guinzaglio, in un posto rumoroso e poco stimolante, come potrebbe essere il marciapiede che circonda l’isolato.


Spazi protetti

Meglio quindi se le uscite, soprattutto le prime, si svolgano in spazi in cui il nostro amico può muoversi liberamente, in ambienti il più possibile naturali e quindi ricchi di odori gradevoli e interessanti (non dimentichiamo che l’olfatto è il senso del cane più sviluppato di tutti). L’ideale, quindi, potrebbe essere un’area recintata e ricca di vegetazione, come ad esempio un prato o, perché no, un campo di addestramento.


Spesso, gli atteggiamenti di diffidenza e di timore sono presenti in cani non correttamente socializzati.

 

Tempo al tempo

Durante le prime uscite non dovremo fare nulla, bisognerà lasciare al cane il tempo di esplorare il nuovo ambiente. Se ci sono dei conspecifici e il nostro amico si dimostra interessato a loro (e ovviamente se anche loro sono amichevoli nei suoi confronti!) li lasceremo giocare. Naturalmente, anche noi giocheremo col nostro amico. È fondamentale che il cane capisca che fuori dal suo "ambiente protetto” lo aspetta un mondo ricco di stimoli e di divertimento.


Stress controllati

Una volta conquistata la sua fiducia, dovremo aiutarlo a superare le sue paure. I modi sono molti, ma in linea generale il metodo è cercare di proporgli delle possibili fonti di stress (in modo molto graduale e controllato) e aiutarlo a superarli. Si tratta, come detto di un processo molto graduale e delicato, meglio se fatto insieme a personale specializzato, che però porterà il nostro amico a quattro zampe ad avere via via più fiducia in se stesso e nelle sue possibilità e a vivere, in definitiva, una vita più piena e più ricca.




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