Pensare da cani AGIRE DA UMANI!!!

 

Quanti proprietari, tornando a casa e trovando il salotto cosparso d’immondizia, le scarpe buone rosicchiate e il cucciolo rintanato in un angolo, hanno pensato: ecco, l’ha fatto per dispetto e ha capito d’aver sbagliato perché si è nascosto quando sono tornato! Quanti altri ancora si lamentano che il loro cane tira al guinzaglio quando vede un altro collega a quattro zampe? O ancora, quanti cani sono stati sbattuti fuori in giardino, di punto in bianco, alla nascita di un bebè e, per questo motivo, hanno avuto reazioni "aggressive” nei confronti del nuovo arrivato e sono stati bollati come "pazzi assassini”? La maggior parte delle volte tutto questo accade perché noi umani non siamo disposti a pensare da cani. Ma cosa vuol dire "imparare a pensare da cani”?


Imparare a pensare da cani significa comprendere la natura dei nostri amici; rispettarla, senza cadere in tristi umanizzazioni; soddisfare i loro bisogni, che non si limitano alla sussistenza, e gestire le risorse a loro destinate – attenzioni, cibo e giochi – in modo consapevole, senza colpevolizzare i nostri compagni a quattro zampe per gli errori che commettono quando si trovano in un contesto a loro non congeniale.


Imparare a pensare da cani significa comprendere la natura dei nostri amici; rispettarla, senza cadere in tristi umanizzazioni; soddisfare i loro bisogni, che non si limitano  alla sussistenza, e gestire le risorse a loro destinate – attenzioni, cibo e giochi – in modo consapevole, senza colpevolizzare i nostri compagni a quattro zampe per gli errori che commettono quando si trovano in un contesto a loro non congeniale.


Frustrati e depressi

Il cane è un animale sociale e come tale ha bisogno di passare del tempo coi membri del suo gruppo, condividendo con questi ogni sfumatura e ogni momento della giornata. Quando è cucciolo e viene lasciato solo a se stesso in casa, vuoi per noia, vuoi per solitudine, potrebbe dare sfogo alla sua frustrazione mediante l’utilizzo della bocca, distruggendo tutto ciò che è possibile sgranocchiare e che è stato lasciato a disposizione dai proprietari. L’atteggiamento avvilito che potrebbe mostrare al ritorno dei padroni di casa non è certo dovuto al fatto che il cane "sa di averla fatta grossa”, ma al fatto che avverte la loro rabbia quando, una volta entrati, vedono i disastri da lui combinati.

Voglia di comunicare

La mancanza di una vita sociale o addirittura un’errata socializzazione intraspecifica possono portare il cane a non sapersi relazionare coi suoi simili, a fuggire da loro o ad aggredirli. Non c’è nulla di strano in un cane che tira al guinzaglio quando vede un suo simile dall’altra parte della strada, soprattutto se questo cane non ha mai avuto a che fare con i suoi conspecifici o ha avuto esperienze negative nel farlo. Un cane con poca esperienza e praticità nella socializzazione, o desiderio spropositato di entrare in contatto con individui della propria specie, (gli unici che almeno in teoria possano comunicare con lui correttamente) trova difficile stare composto al guinzaglio, magari al piede del padrone, in certi frangenti.


Nuovi arrivati

Sempre continuando sul tema del "pensare da cani”, agli occhi di un cane è inammissibile essere segregato di punto in bianco in giardino, dopo un intensa vita affettiva con la propria famiglia umana, a causa dell’arrivo di un bambino, il quale diventa oggetto delle attenzioni che prima erano destinate a lui. Senza una giusta preparazione di cane e proprietari, l’inserimento del nuovo arrivato può avere effetti drammatici: basti pensare che il cane, per un istinto atavico legato alla sopravvivenza ed ereditato dal lupo, difende con tutte le sue forze ogni tipo di risorsa, dal cibo, agli spazi alle attenzioni. Se queste risorse vengono a mancare a causa dell’arrivo di un piccolo essere umano è probabile che il cane cercherà di riprendersi ciò che ritiene suo, anche a spese del nuovo arrivato. Tutto questo è normale nella mente del cane, che però tutto a un tratto si trova ad essere bollato come "animale pericoloso” solo per un problema di cattiva gestione del rapporto con la propria famiglia umana.


Nei suoi panni

Come si può vedere il bisogno del cane di vivere una vita sociale non sempre viene soddisfatto dalla famiglia adottante. Quando questo bisogno viene ignorato si corre il rischio di imbattersi in seri problemi legati alla gestione quotidiana del cane, con conseguenti fraintendimenti. Con una giusta consapevolezza di quali siano i bisogni di un cane, una buona gestione e preparazione del binomio cane-proprietario e un corretto inserimento del cane in famiglia, gran parte di questi problemi possono essere evitati. Sta quindi al proprietario di un cane "imparare a pensare da cani”.


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