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Quando parliamo al nostro cane, quando gli diamo dei comandi, siamo spesso convinti di rivolgerci ad un essere umano, non tenendo conto delle barriere linguistiche che dividono le nostre due specie. Spesso non ci rendiamo conto che uno stesso comando per il cane non ha la stessa valenza se viene usato in situazioni differenti.

Molti proprietari ripetono un numero indefinito di volte lo stesso ordine, magari mentre il cane lo sta eseguendo o lo ha appena eseguito. Questo comporta imbarazzanti misunderstanding. 

 

Ti siedi o no?

Ad esempio, se abbiamo insegnato al nostro cane il comando "seduto!”, vuol dire che esso ha imparato ad appoggiare a terra il posteriore, rimanendo fermo in quella posizione.

Ma se il cane è disteso a terra, per noi è logico che lo stesso ordine voglia dire che il cane deve alzarsi sulle zampe anteriori o alzarsi completamente e poi appoggiare a terra il posteriore: per il cane, invece, non è facile capire questo procedimento.


A distanza

La stessa cosa capita se il cane è lontano da noi. Coloro che praticano l’obedience, sport cinofilo che valorizza ed esalta l’obbedienza del cane, sanno bene che l’ordine dato a distanza equivale ad un ordine differente che richiede un training differente. Pertanto se avremo insegnato al cane a sedersi quando è al piede o seduto di fronte a noi, quasi certamente non ubbidirà se gli daremo lo stesso ordine quando si trova ad alcuni metri di distanza, ma si avvicinerà e si siederà davanti a noi, come gli abbiamo insegnato ed è abituato a fare.

 

 

L’obedience è uno sport cinofilo molto apprezzato, che valorizza ed esalta l’obbedienza del cane e favorisce al tempo stesso l’instaurarsi di un rapporto molto stretto fatto di fiducia e affetto reciproco.


Fermo... o resta?

Così se vogliamo che il nostro cane rimanga fermo nelle posizioni statiche di "seduto” o "terra”, daremo l’ordine di "resta!”, mentre se vogliamo che si fermi da una posizione dinamica, mentre cioè sta camminando a fianco a noi, useremo il termine "fermo!”. Si tratta di due azioni completamente differenti, che richiedono due comandi diversi.


"Seduto, seduto, seduto”

Un altro errore che molti proprietari commettono è quello di ripetere un numero indefinito di volte lo stesso ordine, magari mentre il cane lo sta eseguendo o lo ha appena eseguito. Così, se il cane non risponde al primo comando "seduto”, spesso ripetono "seduto, seduto, seduto”, anche, magari, mentre il cane si sta sedendo. Allora il cane capirà che deve sedersi quando sente il comando "seduto, seduto, seduto”.


Comandi... snaturati

Allo stesso modo molte volte quando i proprietari lasciano libero il proprio cane, per timore che si allontani o possa accadergli qualcosa di male, tendono a richiamarlo continuamente, facendo sì che questi a lungo andare non risponda più al comando.

 

 

Quando parlano al proprio compagno molti padroni sono convinti di rivolgersi a un essere umano, e non a un cane. In questo modo non tengono conto delle barriere linguistiche che dividono le nostre due specie.


L’abitudine snatura il comando

Se vogliamo quindi che il nostro cane ascolti e obbedisca ai nostri comandi, dobbiamo evitare che si abitui ad essi. Come fare? Basta darne pochi, ma autorevoli.




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