A cura di LAURA FERRIGNO Educatore e Rieducatore APNEC esperto nel comportamento del cane. Operatore Cinofilo per fini sociali.


Ancora oggi c’è perplessità circa il bisogno o l’opportunità di educare un cane. Questo nasce anche dalla confusione che spesso si fa tra addestramento ed educazione. I due termini, per molti, vogliono dire la stessa cosa.


Educare... serve? Ovviamente, non è così. Educare significa fornire al cane gli strumenti utili che gli consentano di convivere con il proprietario nel miglior modo possibile. Con il termine addestrare, invece, si intende insegnare al cane comportamenti finalizzati all’apprendimento di un preciso lavoro o, meglio, di una performance.

 

 

Famiglia, educatore, proprietario: l’educazione è un gioco di squadra.


Compagni

Rispetto al passato, per il cane di oggi, si sono sfumate le priorità del lavoro. Quello che chiediamo ai nostri amici è essere dei buoni compagni di vita. Sempre più cani entrano nelle nostre case e condividono con noi l’ambiente domestico e familiare. Questo non sempre corrisponde ad esperienze serene. Si sono accorciate le distanze tra noi e gli animali ma, nel contempo, sono aumentate le problematiche legate alla gestione quotidiana e ai fraintendimenti di specie.


Una relazione sana

Educare un cane sin dai primi approcci è fondamentale per poter aspirare ad una convivenza tranquilla e, quindi, alla serenità del cane e anche dei proprietari. Se l’addestramento non è sempre necessario, l’educazione, al contrario, è indispensabile per avviare da subito le prime basi di una sana relazione.



Quando?

Se per addestrare un cane si aspetta che abbia raggiunto una maturità di crescita, per l’educazione si ritiene opportuno iniziare quanto prima, non appena fa il suo ingresso in casa. L’esperienza con il proprio amico a quattro zampe dovrebbe iniziare da subito e nel miglior modo, con le giuste conoscenze e gli adeguati suggerimenti.


Un gioco di squadra

In un percorso educativo il cucciolo non è il solo allievo e protagonista.

Il proprietario, la famiglia e l’educatore, come in un gioco di squadra, concorrono a mettere in campo comportamenti adeguati e coerenti mirati al raggiungimento di un equilibrio comportamentale del cane e a favorire le giuste risposte da parte dello stesso. Un cane educato è soprattutto un cane che sa adeguare il suo bagaglio di esperienze ai contesti e alle situazioni.

Problemi a scomparsa?

La guida di un educatore è molto utile. Quando si parla di cuccioli si è portati, spesso, a ritenere esagerato questo tipo di supporto professionale. Il cane è piccolo e, allo stesso modo, si vedono piccoli e superabili i problemi. Addirittura, si pensa (e si spera) che i problemi spariscano con la crescita. Niente di più sbagliato.


Tutti sul campo

Il cucciolo ha bisogno di maturare esperienze di ogni tipo, con stimoli e presentazioni graduali. Importante è la socializzazione che in questo periodo può maturare con le persone, con gli animali e con l’ambiente urbano. Ma quali persone, quali animali, quali situazioni? In questo, l’educatore è fondamentale.

L’approccio e le esperienze, se guidate, possono essere particolarmente formative e importanti.

A sapersi relazionare bene non è solo l’animale ma anche la sua famiglia.

I comportamenti così come le reazioni del cane nascono anche da nostri atteggiamenti.

In un Training educativo si è davvero coinvolti tutti.

 

 

Gli esercizi che rientrano in un percorso di educazione di base sono inutili se non generalizzati a contesti "fuori campo”, a distrazioni e a situazioni del quotidiano e del familiare ma, soprattutto, se non affiancati ad un modello gestionale e familiare coerente e poco confusionario per il cane.


Un cammino complesso

Il primo incontro di Training è dedicato ai proprietari più che al cane. Si danno i suggerimenti per creare nell’ambiente domestico il minimo di coerenza gestionale e di gerarchia: in altre parole si compie il primo passo di un programma educativo. Segue la socializzazione del cane con l’ambiente e, in funzione del soggetto, la presentazione di compagni di specie. Si prosegue a lavorare, in tutti gli incontri, costruendo passo dopo passo il legame cane proprietario che sarà fondato sul contatto fisico, sull’attenzione attraverso il silenzio, sul contatto visivo, sul dialogo, sulla gerarchia di ruolo e non di polso, sull’indifferenza come punizione, sulla disapprovazione, sul gioco come collante del binomio e, poi, sulle richieste: il richiamo, la condotta al guinzaglio, il seduto, il terra, il resta e così via.


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