La dieta dell'ammalato

Dott.ssa SABRINA DOMINIO - Medico Veterinario

Quando un animale è gravemente malato, spesso i proprietari e gli stessi veterinari si concentrano sulla terapia farmacologica e chirurgica, dimenticando completamente l’aspetto dell’alimentazione. Al contrario, la dieta è un elemento che non va assolutamente trascurato, in quanto molto spesso un animale affetto da una qualsiasi malattia sviluppa delle carenze alimentari, perché non assume le adeguate quantità di cibo.

 

E’ stato scientificamente dimostrato che un’alimentazione mirata è in grado di accelerare il processo di guarigione di organi e tessuti, potenziare l’effetto dei farmaci e stimolare il sistema immunitario.
Lo scopo dell’alimentazione, in questi casi, è quello di fornire l’energia ed i fattori nutritivi nei dosaggi che permettono all’organismo di lottare con la massima efficienza contro la malattia.


QUANDO INIZIARE LA DIETA MIRATA
Esistono diversi criteri per valutare il momento in cui iniziare una terapia nutrizionale mirata.
In genere, è opportuno introdurre la dieta specifica quando il vostro animale sta mangiando poco o per nulla da più di 3 giorni. Altri parametri che il vostro veterinario dovrà valutare sono la perdita di peso dell’animale, che non deve mai superare il 5-10%; le costole e le sporgenze ossee non devono essere mai visibili, ma solo palpabili ed i muscoli devono conservare il loro tono ed il volume.
Tramite un’analisi del sangue, il vostro medico di fiducia sarà in grado di valutare lo stato di nutrizione dell’animale.
In particolare, egli andrà a ricercare la concentrazione delle albumine, particolari proteine che, se carenti, possono indicare che l’animale è denutrito.



QUALI METODI

Il metodo più semplice ed immediato consiste nell’incoraggiare il vostro amico a quattro zampe a mangiare spontaneamente. In questo modo, provocherete il minor stress possibile all’animale. Il problema è che bisogna dedicare molto tempo al momento del pasto e non tutti possono permetterselo. Inoltre, sono molti i casi in cui l’animale non riesce proprio a mangiare, a causa della malattia di cui è affetto.
Come primo tentativo si può mettere un pezzetto di cibo di fronte alla bocca del vostro amico a quattro zampe, in modo da stimolarlo a deglutire.
Se, invece, non ne vuole proprio sapere e oppone resistenza, potete preparare una pappa liquida, mescolando la scatoletta o le crocchette tritate con acqua tiepida e somministrarla tramite una siringa senza ago.
Per nutrire il cane, dovete mettere il becco della siringa nell’angolo della bocca, mentre per il gatto, è meglio inserirla fino ai denti incisivi.
Fate attenzione a non forzare troppo l’animale, perché, nel ribellarsi, potrebbe aspirare il cibo, con il rischio di sviluppare gravi problemi respiratori. Esistono in commercio dei farmaci che stimolano l’appetito, ma vengono utilizzati raramente, perché possono creare seri effetti collaterali e non sono sempre di facile reperibilità.
Se non è possibile imboccare il vostro amico peloso, bisogna ricorrere a metodi alternativi, come la nutrizione enterale o parenterale.
Naturalmente, trattandosi di un animale in condizioni molto critiche, non potete curarlo voi stessi, ma dovete rivolgervi ad una struttura qualificata, nella quale sia possibile ricoverarlo per qualche giorno.


LA NUTRIZIONE ENTERALE

Consiste nel fare arrivare l’alimento all’apparato digerente tramite un tubicino, inserito nel naso, nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino, a seconda dei casi.
Il tubo nasofaringeo è il mezzo meno invasivo, ma può essere utilizzato al massimo per sette giorni ed ha il difetto di essere molto piccolo e lasciar passare solo alimenti liquidi.
Gli altri tubi sono indicati per le terapie dietetiche più lunghe ed è possibile somministrare cibi di una  consistenza maggiore, come le crocchette macinate o la scatoletta, rigorosamente diluiti in acqua.
La loro applicazione richiede l’anestesia e l’incisione della cute, per far arrivare il tubo direttamente all’apparato digerente.
La ferita nella quale viene inserito il tubo va controllata con accuratezza ogni giorno, per evitare che si infetti e va pulita con soluzioni antisettiche.
Una volta calcolato il fabbisogno energetico del vostro animale, il veterinario provvederà a somministrare una dose iniziale pari ad 1/3 del suo fabbisogno, per poi aumentare gradatamente la quantità nei pasti successivi ed arrivare alla dose completa verso il terzo giorno. La quantità di cibo extra, necessaria a recuperare il peso forma dell’animale, andrà somministrata solo quando quest’ultimo si sarà completamente ristabilito.
In genere, l’animale deve fare almeno sei pasti al giorno, in modo da non sovraccaricare troppo l’organismo, che sta già combattendo contro la malattia.
L’alimento va somministrato a temperatura ambiente molto lentamente, in circa 10 minuti, per permettere allo stomaco di espandersi e vanno inseriti nel tubo piccoli bocconi di cibo (inizialmente 5-10 ml/ kg di peso dell’animale). Se non si rispettano queste regole, il vostro animale potrebbe tossire, sbavare od addirittura vomitare.
Alla fine del "pasto”, il sondino va risciacquato con un pò d’acqua tiepida, per evitare che si ostruisca.



LA NUTRIZIONE PARENTALE

Consiste nel somministrare tramite un catetere i fattori nutritivi direttamente nel circolo sanguigno, bypassando l’apparato digerente. Il rischio più grande è che l’intestino, messo a riposo, vada in un vero e proprio "letargo”, lasciando passare in circolo tutti i batteri presenti al suo interno. Creando una comunicazione aperta tra il sangue e l’ambiente esterno, il rischio di gravi infezioni è sempre in agguato. Questa procedura, inoltre, è molto dispendiosa e richiede un team di veterinari specializzati. Per tutti questi motivi, deve essere adottata come ultima spiaggia, in quegli animali in cui si deve lasciare a riposo l’apparato digerente per ragioni mediche.

 

FABBISOGNI ENERGETICI DI CANI O GATTI

L’alimento deve essere molto ricco di grassi che, come abbiamo detto più volte, sono la principale fonte energetica dei carnivori e contengono il doppio delle calorie di proteine e carboidrati. I grassi degli alimenti commerciali studiati per il recupero degli animali malati possono apportare fino al 30% dell’energia; questi alimenti non hanno controindicazioni se vengono somministrati per brevi periodi e se l’animale non soffre di problemi al pancreas. Un’alternativa può essere una pappa casalinga, preparata con pollo senza pelle e riso bollito e successivamente frullata, che risulta essere molto digeribile e gradita all’animale. Un altro fattore nutritivo molto utile per ristabilire un organismo malato sono gli aminoacidi, che costituiscono la materia prima per la sintesi delle proteine, che in questa condizione patologica vengono largamente consumate. L’aminoacido più importante è la glutammina, indispensabile per il buon funzionamento del sistema immunitario e per proteggere l’intestino dall’attacco dei batteri. Anche l’arginina è un aminoacido importante, soprattutto nella lotta alle infezioni. Le proteine e gli aminoacidi di un alimento specifico devono apportare dal 30 al 50% dell’energia, per evitare che le masse muscolari del vostro animale perdano di tono. Le vitamine del gruppo B sono importantissime per il metabolismo degli altri fattori nutritivi e non devono mai mancare nella dieta dell’animale malato.
I sali minerali ed in particolare zinco, rame, selenio, cromo e manganese sono indispensabili per la guarigione dei tessuti e la sintesi delle proteine. I nucleotidi, contenuti soprattutto nella carne e nel lievito di birra, sono gli elementi che costituiscono il DNA, dove viene conservato tutto il corredo genetico delle cellule. Diversi studi hanno dimostrato che somministrare queste sostanze in un animale malato può stimolare il suo sistema immunitario.
Alcuni veterinari utilizzano gli omogeneizzati per bambini, perché sono molto graditi anche dagli animali inappetenti, che li assumono volontariamente. Il contenuto di proteine e grassi é molto elevato e, per qualche giorno, possono tranquillamente sostituire un prodotto per animali. Sono però tassativamente sconsigliabili nel lungo periodo, perché, essendo formulati per rispondere alle esigenze nutritive di un neonato e non di un animale, presentano diverse carenze di fattori nutritivi, come ad esempio di calcio, che coprirebbe solo il 10% del fabbisogno di un cane, mentre il fosforo è in percentuali troppo elevate. Inoltre, sono squilibrati i rapporti di vitamine, minerali ed aminoacidi e spesso è presente la polvere di cipolla, che risulta essere tossica per i gatti.


COSA SOMMINISTRARE

Nel caso della nutrizione parenterale, si devono seguire degli schemi alimentari molto precisi, che solo il medico veterinario esperto è in grado di applicare.
In questa sede, ci occuperemo degli altri metodi, che sono di più facile comprensione.
Innanzitutto, è indispensabile reidratare l’animale malato, perché la disidratazione è una delle disfunzioni più pericolose per un organismo debilitato. L’acqua andrà sempre lasciata a disposizione e, qualora l’animale non la bevesse, va somministrata tramite i tubi di cui abbiamo parlato o con un catetere venoso (la cosiddetta "flebo”).
Dovendo somministrare molte calorie senza affaticare troppo l’apparato gastroenterico, l’alimento deve essere il più energetico possibile e, nello stesso tempo, deve avere una consistenza tale da poter passare attraverso il tubicino. A questo proposito, l’ideale è somministrare un alimento che contenga l’80% di acqua, come ad esempio un cibo in scatola.
Un animale malato, anche se non si muove, ha un fabbisogno energetico più alto di quello a riposo, perché utilizza una parte delle energie per lottare contro la malattia. Il suo organismo, infatti, mette in atto diversi meccanismi di difesa, aumentando la produzione delle cellule del sistema immunitario e della reazione infiammatoria ed incrementando la distruzione delle proteine, al fine di ottenere energia. Il tutto è aggravato dalla situazione di stress, che crea un vero e proprio allarme all’interno dell’organismo.
Per fare un esempio, un cane di 15 Kg ricoverato per una grave infezione, ha un fabbisogno energetico giornaliero di 900 Kcal, mentre ne necessiterebbe di poco più di 500 se fosse in salute e rimanesse tutto il giorno a riposo.


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