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Le razze amazzoniche 


A cura del Dot. ALESSIO ARBUATTI

Quando si parla di razze, molti penseranno ai pesci che spesso vengono venduti in tutte le pescherie, oppure qualcuno avrà avuto modo di vederne qualche esemplare al mare. Molti non sanno che negli ultimi anni, nei nostri acquari esistono anche numerose specie di razze d’acqua dolce.


Le razze sono pesci cartilaginei, privi cioè di scheletro osseo, sono il risultato di una lunghissima evoluzione iniziata con alcuni soggetti che, in seguito ai movimenti continentali dovuti alla tettonica delle placche, sono rimasti isolati delle orginarie popolazioni marine per adattarsi lentamente alla vita in acqua dolce. Numerose specie si ritrovano in diverse nazioni: Brasile, Perù, Colombia, Venezuela, Bolivia e Guyana francese, con una grande differenziazione nelle forme e persino nelle colorazioni che possono variare tra i soggetti della stessa specie, in seguito all’adattamento a particolari condizioni ambientali del corso d’acqua popolato.

Negli ultimi anni, unitamente alla richiesta di nuove specie per l’acquario d’acqua dolce tropicale, l’importazione nel nostro paese di tali pesci è aumentata.

Va detto che non sono animali per tutti, poiché necessitano di acquari idonei, di una corretta gestione e di una grande attenzione al potenziale pericolo rappresentato dalla puntura dell’aculeo che è posto sulla parte prossimale della pinna caudale modificata.


L’ALIMENTAZIONE

L’alimentazione riveste un’importanza fondamentale poiché non sono pesci adattabili ai prodotti secchi normalmente in commercio. Infatti tra i cibi piĂą graditi vi sono i Chironomus rossi, le larve di zanzara, l’Artemia salina in blocchi; man mano si può cambiare l’alimentazione introducendo pesci vivi come le Gambusie, pezzi di pesce congelato e piccoli crostacei come gamberetti, facendo molta attenzione nel variare il piĂą possibile il menĂą.

 

Il veleno

Le razze sono potenzialmente pericolose a causa della presenza di un aculeo collegato con ghiandole velenifere posto nella parte prossimale della coda. Numerosi sono gli incidenti annuali che vengono registrati nei luoghi d’origine ma sono segnalati diversi casi anche tra gli acquariofili, alcuni di questi avvenuti anche in Italia, con lesioni estremamente variabili. Al contrario delle popolazioni indigene, punte sulle gambe in seguito al calpestamento dell’animale, gli acquariofili sono colpiti a livello di mani e braccia, con lesioni che possono comprendere, oltre alla ferita dovuta alla penetrazione dell’aculeo, complicazioni batteriche, reazioni anafilattiche, eruzioni cutanee, fino a sintomi di ordine generale come problemi neurologici, ed infine sono stati segnalati rarissimi casi di morte nelle popolazioni amazzoniche.


L'acquario ideale

Il giusto acquario, adatto ad ospitare queste specie deve avere caratteristiche particolari che rispecchiano le naturali esigenze delle razze; perciò si consiglia un fondo in sabbia d’acquario finissima poiché in natura passano buona parte della giornata infossate in attesa di preda, un pH leggermente acido, una bassa durezza, un’illuminazione smorzata che si può ottenere mediante l’uso di numerose piante galleggianti qualora la luce fosse intensa. Substrati troppo duri come la ghiaia o la terra akadama potrebbero causare lesioni superficiali che creerebbero facilmente le condizioni idonee per contaminazioni batteriche e fungine secondarie. L’acquario deve inoltre avere una capacitĂ  molto ampia ottenuta mediante un maggiore sviluppo in larghezza rispetto all’ altezza, poiché alcune specie possono raggiungere un diametro del corpo di quasi 1 metro! Si consigliano vasche di almeno 800 Litri, tipologia difficilmente presente nelle comuni realtĂ  casalinghe. E’ inoltre necessario un sistema di filtraggio meccanico biologico ottimale, per questo motivo si consiglia l’uso di filtri esterni e l’immissione di ottimi inoculi batterici poiché è noto in acquariofilia la tendenza che hanno questi animali a sporcare molto l’acqua; di conseguenza dovrĂ  essere attuata una corretta gestione della stessa.





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